domenica 21 settembre 2014

Come riparare un carter di lamiera ammaccato di una moto

A volte basta un attimo di disattenzione mentre si mette la moto sul cavalletto, un piede messo male, una condizione di leveraggi sfavorevoli, e poi può diventare davvero difficile recuperare qualche quintale di ferro che si dirige inesorabilmente verso terra.
In questi casi il danno tipicamente non è così grave, e spesso solo di nautra puramente estetica; tuttavia riportare la moto alla sua condizione originaria mediante la sostituzione del pezzo danneggiato può essere oltremodo oneroso, come nel caso del paracalore dello scarico della foto sottostante:


Trattandosi di una Harley Davidson il costo del ricambio si aggira intorno a qualcosa come 300€, per cui vale decisamente la pena provare a trovare  una soluzione alternativa...


Si comincia con sandbag e martello a goccia della giusta dimensione


primi rounds



..per poi proseguire ancora con sandbag e martello..



e quindi si comincia a preparare il fondo per la cromatura da rifare


si procede con la lucidatura



e via, il carter è pronto per la cromatura:




venerdì 16 maggio 2014

Come costruire un portapacchi da moto artigianale - Parte 5

Dunque se non mi ricordo male eravamo rimasti ad un portapacchi lucidato, un paio di birre, delle freccette e qualche foro nel muro...

Ristabilita la mira ed un minimo di lucidità (mentale, non del portapacchi, quella grazie al cielo va ancora bene...) si tratta ora di trovare il sistema di fissare il portapacchi alla moto, per cui prendiamo un pezzo di tubo e una piastra di acciaio inox di opportune dimensioni


dividiamo il tubo in due metà lungo il senso longitudinale...


foriamo la piastra nel centro...


...e ne prepariamo una identica più corta da saldare alle due metà di tubo appena preparate:


Una volta saldato e rilucidato il tutto, il portapacchi ha ora la sua morsa di fissaggio


..che possiamo utilizzare per montarlo sulla moto del prode Antonio, che finalmente si ritrova nelle mani il mezzo dei suoi sogni:


(ok, per chi si fosse sintonizzato solo adesso, andate a rileggervi l'antefatto qua...)

Scherzi a parte il portapacchi si fissa a quello preesistente attraverso un pomellino di plastica con gambo filettato, che avvicina tra loro le due "ganasce" della morsa del portapacchi, bloccandolo fermamente in posizione:



Come si può apprezzare dalle foto, abbiamo avuto l'accortezza di interporre delle guarnizioni in gomma tra le parti di metallo a contatto tra di loro, onde evitare che si graffino.



mercoledì 9 aprile 2014

Come ricostruire il telaio di un 50ino d'epoca - Parte 4

Per procedere col restauro del telaio dell'Itom Astor 50cc rimane da praticare l'occhiello all'estremità dello stelo che abbiamo appena ricostruito; per fare questo faremo un uso piuttosto liberale dell'"attrezzatura 3M", che non significa costosa roba di qualità, ma bensì Morsa:

...Mazza

..e Mola:


 (ok, anche trapano e saldatrice...)

Appuntiamo lo stelo in posizione...


e verifichiamo che si trovi esattamente al posto giusto:


(il fatto che rimanga perfettamente dietro allo stelo originale significa che lo stelo ricostruito ne ricalca bene angoli e inclinazioni).

Una rapida verifica anche dall'altro lato...


e si può iniziare a saldare e molare il tutto come dall'altro lato:



Ed ecco finalmente come appare l'Itom con il nuovo stelo ricostruito:





Vai a: "Come ricostruire il telaio di un 50ino d'epoca - Parte 3"

domenica 9 marzo 2014

Come ricostruire il telaio di un 50ino d'epoca - Parte 3

Proseguiamo il restauro del telaio di  un Itom Astor 50cc liberandoci dell'ormai inutilizzabile moncone rugginoso del reggisella dal lato destro



per poi procedere con la molatura degli ultimi residui dal tubo centrale



e quindi con una prima sgrossatuta del nuovo stelo reggisella


perfezionando per step successivi la sgolatura del tubo in relazione a diametro del tubo base e angolazione da ricreare


fino ad ottenere un fitting soddisfacente col tubo centrale


verificando infine un'ultima volta che tutte le angolazioni siano corrette


...prima di rifilare il nuovo tubo alla lunghezza desiderata



Vai a: "Come ricostruire il telaio di un 50ino d'epoca - Parte 2"


sabato 22 febbraio 2014

Come saldare gli acciai al cromo-molibdeno

Come saldare gli acciai al cromo molibdeno è una domanda che ciclicamente salta fuori nei circoletti degli "smanettoni" appassionati di modifiche e di sport con mezzi a due o a quattro ruote, con o senza motore; per cui interrompo per un attimo la serie su come riscostruire il telaio di un cinquantino d'epoca per affrontare l'argomento in maniera un pelo più approfondita di come avevo fatto in questo post sulla scelta dei materiali per la costruzione del telaio di una moto.

Gli acciai al cromo molibdeno sono acciai legati, ovvero acciai in cui sono presenti altri elementi oltre al ferro ed al carbonio, al fine di migliorarne le caratteristiche chimico-fisiche e/o le proprietà meccaniche. Gli acciai legati a loro volta si distinguono in bassolegati (nessun elemento di lega presente in percentuali maggiori del 5%) o altolegati (elementi di lega presenti in percentuali maggiori del 5%). 

Ok, chiusa la parentesi da Superquark necessaria ad per avere un minimo di "cultura metallurgica personale", in ambito motoristico  gli acciai al Cr-Mo tipicamente più usati sono il 25CrMo4 (ovverosia il 4130 secondo la nomenclatura AISI-SAE, detto anche chromoly) o il 30CrMo4; sulla scelta di come saldarli il mio presonalissimo consiglio in tutti i casi rimane sempre quello di utilizzare il procedimento in cui si ha più dimestichezza, se uno ha esperienza con l'elettrodo via con quello, altrimenti filo o tig o cannello...

Se si opta per l'elettrodo una scelta sensata potrebbe essere l'E-7018 (il basico), a tig spesso si consiglia l'Er80S-D2 se poi il tutto sarà sottoposto a trattamenti termici, altrimenti l'ER70S-2. Questo materiale d'apporto differisce dal metallo base ed è inferiore rispetto a quest'ultimo riguardo a certe proprietà meccaniche, però è più elastico e per certe applicazioni di motor sport viene addirittura consigliato proprio per questa sua caratteristica. Inoltre è di facile reperibilità, dettaglio di "vita reale" non trascurabile... La minor resistenza del materiale d'apporto può essere facilmente compensata con un disegno appropriato del giunto saldato (aumentare la sezione delle superfici saldate, inserire fazzoletti di rinforzo e controventature, etctec...).
Altre bacchette d'apporto usate per il 4130 sono lo United States Welding Corporation 4130-6457V e il D6AC, roba usata per strutture critiche nel settore aeronautico, sono bacchette con chimica controllata, ottenute attraverso procedure piuttosto complicate, il che significa roba costosa e di non facile reperibilità, giusto tuttavia riportarle per completezza e dovere di cronaca.

Anche se non strettamente necessario, c'è chi preferisce saldare i telai tubolari in acciaio al cromo molibdeno con flussaggio, ovverosia con gas di protezione dal rovescio, come dir si voglia. A parte il costo dovuto al maggior consumo di gas, di sicuro questa tecnica non presenta controindicazioni, a patto di avere un minimo di  dimestichezza con essa ed avere l'accortezza di non creare sovrapressioni di gas all'interno dei tubi tali da provocare lo "scoppiettio" del bagno di fusione, con le immaginabili conseguenze che questo ha sul risultato finale.

Il 4130 può essere saldato anche a cannello, anzi, c'è chi sostiene che il cannello abbia dei vantaggi rispetto al tig, per il "preriscaldo naturale" del pezzo che questa procedura comporta. In questo caso è consigliabile utilizzare bacchette d'apporto non rivestite di rame, che potrebbero causare impurità nella saldatura.
 
Per spessori fino a 3mm l'opinione più diffusa è che i trattamenti di distensione non siano necessari, così come il preriscaldo, purché ovviamente i tubi siano ad una certa temperatura ambiente (almeno 20°), e comunque una scaldatina male non fa di certo... ( dovrebbe essere sufficiente portare i tubi intorno ai 200°-300°).
Lo scopo del preriscaldo è quello di ridurre lo schock termico, rimuovere ogni traccia di umidità (idrogeno) e soprattutto rallentare il tempo di raffreddamento ed evitare quindi che il materiale incrudisca nella ZTA (zona termicamente alterata).

Naturalmente anche per la saldatura degli acciai al cromo molibdeno rimangono validi i consueti consigli e raccomandazioni inerenti la preparazione, la cianfrinatura e la pulizia dei lembi dei giunti da saldare; oltre a quelli che riguardano la consepevolezza e la responsabilità di quello che si sta facendo e il doveroso invito alla prudenza se non si è sicuri delle proprie capacità e c'è il rischio che qualcosa si rompa e qualcuno si faccia male...