domenica 27 settembre 2015

Come costruire un paio di borse rigide artigianali da moto in alluminio - Parte 2

Arrivati a questo punto è il momento di installare le chiusure alle due borse rigide artigianali da moto in alluminio


dopo di che è la volta delle maniglie a scomparsa per il trasporto, da montare in uno scasso ricavato nel coperchio


...opportunamente forato lungo il suo perimetro per i rivetti di montaggio.


Ora Capo Nord è piuttosto lontanuccio, e lungo tutti quei Km ci sta di prendere un po' d'acqua, per cui una coppia di piccole vaschette da saldare nella parte inferiore del coperchio in corrispondenza dello scasso appena realizzato, sono una buona copertura assicurativa per scongiurare definitivamente  il pericolo di infiltrazioni di acqua all'interno della borsa



Test fit della maniglia, e anche questa parte può considerarsi completata



domenica 20 settembre 2015

Come costruire un paio di borse rigide artigianali da moto in alluminio - Parte 1

E' uno dei grandi classici intramontabili degli esponenti del mondo delle due ruote, una delle risposte più tipiche di un motociclista al terminare di una lunga storia sentimentale: un bel viaggio fino a Capo Nord in moto, chilometri di asfalto da frapporre tra se ed il proprio passato, lasciandosi dietro le spalle pensieri e ricordi dolorosi...  (boia dovrei fare lo scrittore di romanzi rosa, quasi quasi mando il curriculum ad Harmony...)
Dato che però non faccio lo scrittore di romanzi rosa, nel frattempo che aspetto che mi rispondano da Harmony, bisogna dotare di un paio di borse rigide laterali la moto del ferito sentimentale in questione, che al riguardo non aveva particolari velleità artistiche, se non quella di massimizzare lo spazio di carico con un design squadrato molto spartano, un disegno in stile valige laterali per BMW, giusto per capirsi, che potesse andare bene anche in futuro su una eventuale moto completamente diversa e forse un po' più adatta ai lunghi viaggi delle sua moto attuale. Eh sì, perchè una naked come la Hornet non è certamente la moto più comoda per arrivare fino a capo nord (o per montarci un paio di borse rigide, lo sappiamo anche senza che qualcuno ce lo faccia gentilmente notare nei commenti...) ma in certi casi, per parafrasare Ligabue,  la moto non conta, quello che conta è sentire che vai...
Si comincia quindi con un foglio di alluminio, da tagliare e piegare opportunamente per ottenere una "scatola"; questo può essere fatto in diversi modi, a livello artigianale uno sviluppo che a me piace per varie ragioni è quello che potete vedere nelle foto sottostanti, ovverosia una "L"


e una "C" di lamiera (o una "U", a seconda delle scuole di pensiero)


messe insieme a formare il sotto della borsa


Dopo la saldatura delle due borse


è la volta dei due coperchi, da scantonare da un rettangolo di lamiera opportunamente dimensionato


...piegare



... e poi saldare, operazione che sarà molto più agevole se le piegature sono state eseguite accuratamente


Saldare e rimolare, e "il grezzo" delle due borse è pronto




sabato 4 aprile 2015

Come saldare un monoblocco motore in alluminio rotto

La Pasqua, si sa, è tempo di sorprese, ed anch'io ho avuto la mia bella sopresa qualche giorno fa, ritrovandomi recapitato davanti alla porta un carrellino con sopra il motore di una moto.
E' stato sufficiente scendere di macchina ed avvicinarsi un po' per scoprire che in realtà la vera sorpresa l'aveva avuta il proprietario del motore, quando mentre lo smontava, si era visto rimanere tra le mani un bel pezzo di stucco, testimone unico di un danno occultato da una riparazione da "carrozzaio 100%"...



Non direi proprio una cosetta da cavarsela con un po' di stucco e via, decisamente meglio commutare la saldatrice da DC ad AC e provare a fare una riparazione decente, ricostruendo con la saldatura il pezzo della fusione di alluminio del monoblocco che si è rotta.

La prima cosa da fare in questi casi è cercare di ripulire il pezzo il meglio possibile, sgrassare, molare / spazzolare, sgrassare ancora...
Il motivo per cui  sgrasso il pezzo anche prima di spazzolarlo / molarlo e non solo dopo prima di saldarlo è per non correre il rischio di "spingere" più in giù nel materiale lo sporco durante la fase di asportazione meccanica di quest'ultimo (se avete mai molato dell'acciaio inox con dei dischi con cui avete fatto del ferro capirete subito cosa intendo..)

La mia esperienza con questa roba è che tipicamente l'alluminio con cui sono fatte si salda molto bene (ok, a parte una coppa dell'olio di una Hyosung che mi è capitata una volta, che qualche imprecazione in più del dovuto me l'ha strappata dai denti..), l'unica noia è che di solito si è ben impregnato di olio e sporco, per cui all'inizio il bagno di fusione non scorre via proprio "liscio" e pulito, ma fumo, soffiature e porcherie varie sono la normalità (mentre lo si salda vengono fuori gli odori più strani, sicuramente una delle cose più salutari da risaldare insieme alle marmitte...  - piccola nota di colore, una volta ho dovuto risaldare una strana "cazzuola" artigianale fatta di ferro e acciaio inox, faceva gli odori più impensabili di questo mondo, poi ho scoperto che la usavano per rimestare la "pollina", ovverosia il concime dei polli... chesaddafàppeccampà...)

Tornando al nostro blocco motore di alluminio rotto, in questi casi io per saldarlo sposto un po' il bilanciamento della corrente alternata verso la parte di semionda posivita, faccio il primo passaggio facendo "bollire" via quanto più sporco possibile, ripulisco bene tutto quanto è venuto in superficie, et voilà, dal secondo passaggio in poi si salda piuttosto serenamente...


La posizione non è mai delle più comode, ma in questo caso nemmeno scomodissima; altro giro


... avendo sempre cura di depositare una quantità piuttosto generosa di materiale di riporto, onde evitare di dover scoprire nostro malgrado che manca materiale quando lo si va ad asportare e dover riaccendere la saldatrice (cosa peraltro fastidiossima, io mi trovo pienamente daccordo con quanto  diceva Tuco Benedicto Maria Pacifico ne "Il buono, il brutto, il cattivo", "quando si mola si mola" - o qualcosa del genere... - )
Sempre a questo proposito ho fatto anche un'ultimo passaggio di fusione tra i vari cordoni per uniformare il tutto ed evitare che potessero rimanere delle solcature nei punti di transizione tra un cordone e l'altro; non è bellissimo da punto di vista estetico, ma tanto va spianato...:


Come si può vedere dalla foto sopra la riparazione "sborda" al di sopra del bordo originale, questo per il solito motivo di avere materiale a sufficienza per poter poi "rifare il piano" come si deve senza sorprese (= concavità).

Dal lato interno invece, visto che non era mia intenzione ripassare la saldatura con la fresa, ho cercato di tenere la parete più dritta possibile, ed ho poi effettuato un ulteriore passaggio finale nella parte interna superiore per creare un labbrino di irrobustimento nella parte terminale per dare un po' di supporto e di spazio in più  dove far appoggiare il carter


Qui si può apprezzare distintamente quest'ultimo passaggio:


A questo punto è il momento di terminare il lavoro, per farlo come si deve è indispensabile un centro di lavoro a CNC con 5 assi, ovviamente attrezzato con apposita fresa ad inserti in MD con angoli di spoglia specifici per alluminio...



... oppure se proprio siete dei poveracci come me, che risaldate anche le palette della cacca dei polli per provare a riuscire a pagarvi l'Argon, potere anche accontentarvi di mola e lima...


 ..e decidere poi se farlo voi o se lasciare al proprietario l'incombenza di carteggiare il pezzo con le varie grane fino a portarlo al grado di finitura desiderato (io chiaramente amo delegare questa operazione, ritengo che sia fondamentale per far sentire il proprietario partecipe e parte attiva del restauro della sua moto, nonchè esperienza molto formativa per quest'ultimo sul tipo di relazione che intercorre tra tempo impiegato, limatura accumulata in terra e risultato finale ottenuto... che ci volete fare, io d'altronde non posso perderci su troppo tempo, ho le mie belle palette spalam*rda da saldare.. )



Ciao gente, buona Pasqua a tutti!





martedì 6 gennaio 2015

Piegatubi, piegatubi, piegatubi

L'inizio di un nuovo anno, tradizionalmente tempo di riflessioni, bilanci e buoni propositi..

Scorrendo un po' tra i vecchi post, mi sono reso conto che risalgono al ben lontano novembre 2011 i primi post sulla realizzazione delle matrici per una piegatubi manuale, ed è del gennaio 2012 l'ultimo post riguardante la realizzazione del primo esemplare di piegatubi manuale che abbia mai costruito, l'ormai "storica" piegatubi manuale "Costafabbri Custom Choppers TB0":


Diciamo che l'aggeggio in linea di massima funzionava e per essere stato improvvisato tutto "a braccio" e in fretta e furia, nel complesso faceva il suo dovere, anche se ovviamente aveva qualche difettuccio e lasciava spazio a diverse migliorie...

Da lì lo stimolo a ridisegnare tutto per bene e a realizzare nel dicembre 2012 la piegatubi manuale "Costafabbri Custom Choppers TB1":


La piegatubi introduceva la doppia possibilità di montaggio su banco


o su morsa per ottimizzare gli spazi e non dovergli dedicare una postazione fissa


Utilizzava inoltre matrici tornite a controllo numerico dal pieno per massimizzare la precisione e la robustezza


oltre a introdurre l'utilizzo di elementi in materiale plastico per ridurre gli attriti ed altri piccoli dettagli



La piegatubi a memoria sarà pesata circa una 20ina di Kg ed era in grado di piegare tubi fino a 41mm di diametro esterno e all'epoca devo dire che ero abbastanza soddisfatto...

Poi però come spesso accade in questi ambiti le esigenze spesso crescono, e si arriva quindi al 2013 con i primi post sul progetto della piegatubi manuale/idraulica "Costafabbri Custom Choppers TB2", qui una foto del prototipo prima della verniciatura:


La curvatubi da sola pesava circa 30Kg (poi arrivata intorno ai 35Kg con le varie modifiche..), era in grado di piegare tubi fino a 60mm di diametro esterno e oltre a mantenere le caratteristiche dei precedenti modelli, introduceva la regolazione micrometrica e continua della contromatrice, oltre ad un nuovo tipo di matrici, sempre tornite dal pieno a CNC:



La movimentazione di una macchina del genere a mano iniziava a diventare scomoda, per cui finalmente mi decisi a realizzare un basamento mobile:


su cui montare la piegatubi


con tanto di cassettina porta attrezzi...


perni porta matrici laterali in acciaio inox e porta pompa idraulica pneumatica a pedale


... perchè dato che piegare tubi di 60x3mm a mano non è proprio quello che si definisce un "boccone da ghiotti", nel frattempo era arrivata anche la conversione a idraulica della piegatubi



E simo quindi al gennaio 2015, con la piegatubi manuale/idraulica "Costafabbri Custom Choppers TB3":


La più "tosta" di sempre, con un peso di 40Kg per la sola piegatubi, un design rinnovato per rendere più agevoli le operazioni di serraggio contromatrice e cambio matrice, braccio seghettato maggiorato, doppia regolazione della velocità di piegatura (che al momento dello scatto della foto ancora non avevo realizzato..) e leveraggi migliorati per ridurre lo sforzo durante le operazioni di curvatura


Quando a volte mi ripassa per le mani quel primo "crudo" esemplare di piegatubi del 2011 oggi mi viene da sorridere, tuttavia la cosa che non avevo coscientemente ancora realizzato è quanto tempo intanto sia effettivamente passato mentre continuo a dannarmi a cercare sempre di rendere l'operazione di curvatura di tubi più comoda, rapida e precisa, con attrezzature versatili, accessibili e ragionevolmente poco ingombranti e che continuo a farmi nuove piegatubi al ritmo di circa un modello all'anno... dite che sia un'ossessione? ^^